Traiamo spunto per una critica ai compagni del PCL dall'ultimo numero del loro giornale (1). La critica in questione concerne la cosiddetta "_campagna per la nazionalizzazione delle banche e il rifiuto del debito pubblico_". Campagna che si rivendica portare avanti già da 4 anni. Marco Ferrando dice infatti che
"una campagna contro il programma della BCE, per l’esproprio delle banche, per il rifiuto del debito, deve diventare una reale campagna di massa fra i lavoratori e nei movimenti, fuori da ogni convegnistica; deve puntare apertamente alla rivolta sociale contro le classi dominanti, contro ogni forma di patto democratico col PD e il centrosinistra; deve darsi apertamente una prospettiva rivoluzionaria per un governo dei lavoratori ed un Europa socialista."
Mettiamo da parte ogni commento rispetto al finale eurocentrista, probabilmente più dovuto ad un’espressione infelice che ad altro, per affrontare il nocciolo della questione.
Infatti qui quel che si vuole veramente affrontare in primo luogo è l’attualità di questa parola d’ordine. Ammesso che i compagni del PCL credano sinceramente che sia possibile veicolare l’alternativa del potere proletario attraverso la parola d’ordine della nazionalizzazione delle banche; i compagni del PCL credono davvero che il proletariato italiano sia pronto a recepire questa parola d’ordine, allo stato attuale della classe e del conflitto che esprime, per di più senza premettere che questo comporterebbe una lotta mortale con la borghesia, dunque, una lotta diretta per il potere? La risposta immaginiamo essere scontata. Eppure, Ferrando conclude, asserendo che
"il PCL si impegnerà sino in fondo per lo sviluppo del movimento NO debito e per la sua qualificazione rivoluzionaria, contrastando ogni tentativo di ridurlo a posizionamento culturale, o di puro antagonismo, o (peggio) di pressione sul centrosinistra e sulla BCE."
Come crede, Ferrando, quindi, di poter rendere operativa questa parola d’ordine allo stato attuale delle cose? Come può, compagno, il proletariato italiano che ha difficoltà vistose a difendere i suoi interessi immediati, esercitare sul movimento NO debito l’alternativa rivoluzionaria?
Aspettando questa risposta, ci permettiamo di dare noi delle risposte, sui motivi per cui i compagni del PCL portano avanti questa parola d’ordine . Proveremo a darne due.
Negli articoli "_Sulla frase rivoluzionaria_" (2) e "_La scabbia_" (3) Lenin era in polemica con i compagni della sinistra russa a proposito della pace con i tedeschi. In breve, i compagni di sinistra volevano continuare la guerra contro l’impero tedesco, sostenevano che in Francia nel 1792 la scelta di continuare la guerra contro gli invasori in un momento rivoluzionario per quanto difficile e sofferta è stata vittoriosa, inoltre dicevano che la rivoluzione tedesca avrebbe impedito l’avanzata dell’esercito tedesco in Russia e che continuare la guerra avrebbe significato sostenere i compagni come Liebknecht contro l’imperatore Guglielmo II, inoltre si sosteneva che anche nell’ottobre le condizioni militari del partito non erano eccellenti, si diceva che una pace iniqua avrebbe significato abbandonare i compagni polacchi, lettoni e lituani al giogo tedesco. In realtà tutte queste argomentazioni, per quanto attraenti non ritrovavano alcune fondamenta nella realtà. Infatti Lenin ha dimostrato che le condizioni economiche della borghesia francese erano di gran lunga migliori di quelle del proletariato russo appena salito al potere, la rivoluzione in Germania non era affatto matura, ma soprattutto il proletariato russo non voleva e non era capace di sostenere lo sforzo della guerra contro l’esercito russo in quel momento, e che continuarla avrebbe significato la disfatta militare della repubblica sovietica. In poche parole, Lenin agli imperativi formalmente giusti ed ineccepibili dei compagni di sinistra rispose: chi combatterà questa guerra se il proletariato russo non può? Di cosa state parlando?”
La frase rivoluzionaria, citando Lenin, consiste
"nella ripetizione di parole d’ordine rivoluzionarie senza tener conto delle circostanze obiettive al momento di una svolta degli avvenimenti o, in una data situazione, delle cose così come realmente sono. Parole d’ordine magnifiche, attraenti, inebrianti, che non hanno nessun fondamento sotto di sé: ecco l’essenza della frase rivoluzionaria."
E’ curioso che proprio i compagni che oggi si rifanno coerentemente alla tradizione della Sinistra Comunista italiana debbano additare l’infantilismo di sinistra proprio in quei compagni che oggi diffondono nelle piazze _L’estremismo malattia infantile del comunismo_ dello stesso Lenin.
Ammettiamo ora che qui non si tratti di infantilismo. Quale è dunque il motivo che spinge il PCL a lanciare comunque queste parole d’ordine prive di alcun fondamento. Il motivo emerge con chiarezza nell’articolo di Eugenio Gremmo (4). Infatti, come ci tiene a sottolineare, qui non si tratta del classico fronte elettorale come in “_Uniti per l’Alternativa_”. Secondo il PCL si tratterebbe di un “_fronte unico d’azione (unione programmatica su questioni pratiche)_”, nonché dell’ ”_unica cosa che può far da collante e tenere unite nelle lotte le tante forze politiche presenti molto diverse fra loro_”. Ferrando nel suo discorso, che per altro abbiamo ascoltato dal vivo del Teatro Ambra Jovinelli noi stessi, con grande delusione, rincara la dose
"questa nostra assemblea è di grande importanza non solo perché realizza – finalmente – un vasto fronte unico d’azione fra soggetti ed esperienze così diverse, ma perché realizza attorno ad una piattaforma di lotta imperniata su un obbiettivo centrale nell’attuale scontro sociale in Europa: l’annullamento del debito pubblico verso le banche, e la nazionalizzazione delle banche senza indennizzo per i grandi azionisti."
Nel lessico comunista questa asserzione può essere classificata in un solo modo: opportunista. Del resto come può la nazionalizzazione delle banche su controllo operaio, che lo stesso Ferrando associa giustamente alla prospettiva rivoluzionaria e ad un Europa socialista, essere oggetto di un vasto fronte unico d’azione fra “_soggetti ed esperienze così diverse_”? E badate bene qui si sta parlando della cosiddetta sinistra radicale, di Ferrero e di Cremaschi quando quest’ultimo nel suo discorso allo stesso teatro ha asserito con veemenza che “_nessuno più crede al mercato_”, alludendo polemicamente al fatto che a credervi è rimasto solo lui.
Il PCL, come tutti i comunisti in Italia, dice di rifarsi al Partito Comunista d’Italia, organizzazione rivoluzionaria nata nel 1921 a Livorno. Ebbene, andiamo a vedere cosa avevano da dire i compagni allora sulla questione dei fronti unici nella loro stampa. Allora si poteva leggere che
"Il Partito Comunista sostiene in questo momento nella difficile situazione in cui si trova il proletariato italiano la necessità della “unità proletaria” e la proposta del fronte unico proletario per l’azione contro l’offensiva economica e politica della classe padronale. […] Il comunismo rivoluzionario si basa sull’unità della lotta di tutti gli sfruttati, e nello stesso tempo si basa sulla organizzazione ben definita in partito politico di quella “parte” di lavoratori che hanno migliore coscienza delle condizioni di lotta e maggiore decisione di lotta per la sua ultima finalità rivoluzionaria, costituendo quindi l’avanguardia della classe operaia. Dimostrerebbe di nulla avere inteso del programma nostro chi trovasse una contraddizione fra l’invocazione e l’unione di tutti i lavoratori e il fatto di staccare una parte di essi dagli altri, organizzandoli in partito con metodi che differiscono da tutti quelli altri partiti, ed anche quelli che si richiamano al proletariato e si dicono rivoluzionari, poiché in verità quei due concetti hanno la stessissima origine. […] Grossolano equivoco è scambiare la formula dell’unificazione e del fronte unico con quella di un blocco di partiti proletari, o della direzione dell’azione delle masse, in casi contingenti o in movimenti generali da parte di comitati sorti da un compromesso fra vari partiti e correnti politiche –immaginare che essi comportano una tregua da parte dei comunisti alla rampogna contro i socialdemocratici ed alla critica ad ogni altro metodo di azione che faccia smarrire al proletariato la chiara visione del processo rivoluzionario (5)."
Ecco come ci risponde con chiarezza Marco Ferrando nel suo discorso:
"Ora si tratta di investire il successo di questa assemblea. In primo luogo sul terreno di una battaglia comune di massa, che attraversi il 15 ottobre, ma sappia andare oltre. Una battaglia fuori dalla “convegnistica”, fuori da ogni allusione elettoralista, che sappia invece svilupparsi fra i lavoratori, nelle organizzazioni di massa, in tutti i movimenti, ponendosi ovunque come bandiere di raggruppamento usando anche la leva della proposta referendaria come fattore di costruzione sociale e mobilitazione."
Per Ferrando dunque non è il partito a dare l’indirizzo rivoluzionario, ed il suo partito si appiattisce dinanzi al movimento della sinistra borghese, tanto che cerca di farsi strada con il due di picche del democraticume referendario… tanto che invece è il movimento “no al debito” che indirizza il movimento, per alimentare il movimento. A cosa sta giocando il PCL? Al frontismo con le forze della sinistra borghese o alla vera unità del proletariato? Al movimentismo o al Partito?
Ecco il vero significato opportunista della campagna “no debito” portata avanti dal PCL. Invece di maturare una rottura definitiva con la sinistra borghese, continua a fare la corte alla base delle organizzazioni sinistre, imbrigliato nel vizio entrista. Quando impareranno i dirigenti del PCL? La crisi del sistema esige che tutti i comunisti si impegnano a stimolare il protagonismo proletario, fuori e contro la sinistra borghese, fuori e contro la democrazia borghese, fuori e contro il sindacalismo. La parola d’ordine deve essere ora quella della lotta di classe. Come può una generazione proletaria come questa, che non ha mai vissuto la lotta di classe, recepire la parola d’ordine della presa del potere? Stimoliamo il proletariato all’autorganizzazione delle lotte, comitati di lotta nei luoghi di lavoro e nei quartieri! Avanti il Partito che sappia indirizzare questi sulla via della Rivoluzione Sociale!
Con questo documento poniamo una critica fraterna ai compagni del PCL, cui chiediamo, in conseguenza di una crisi sempre più forte che chiama i comunisti ai propri compiti dirigenti, di spingere il proprio partito sulla strada della chiarezza e della coerenza comunista, un partito che crediamo essere tuttavia lontano, a sentire i dirigenti, dalla tradizione che riteniamo essere fondante del pensiero rivoluzionario, l’unica tradizione che crediamo essere all’altezza dei tempi: la tradizione della Sinistra Comunista italiana, che il nostro “partitino” vuole portare avanti.
--Karim
