Dal 25 agosto, i dipendenti di Airbus in Spagna sono in sciopero "a tempo indeterminato" a causa del peggioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro, dopo aver respinto, tramite referendum, un accordo iniziale negoziato tra sindacati e direzione aziendale.

Questo sciopero si distingue nettamente dalle precedenti mobilitazioni. Si inserisce in un contesto più ampio di radicalizzazione della lotta di classe in Spagna, legata principalmente ai bassi salari, alla precarietà, all'aumento del costo della vita e al deterioramento delle condizioni lavorative. Nei primi sette mesi del 2026, il numero di scioperi ha già superato il totale del 2025, nonostante gli sforzi dei sindacati per contrastarli, che preferiscono negoziare con la borghesia degli accordi infami di razionalizzazione salariale, come si è visto nei casi di Zara e Primark. Bisogna risalire al 2012 per trovare un livello di conflitto simile, durante la grave crisi economica e le drastiche misure di austerità che ebbero un impatto profondo sulla classe lavoratrice1. La borghesia spagnola (PSOE-PP), alle corde, cercò di rilanciare l'economia comprimendo il più possibile i redditi del proletariato: riforme del lavoro volte a facilitare i licenziamenti e a dare più potere agli accordi aziendali rispetto agli accordi di settore; la flessibilizzazione del lavoro precario (sviluppo di contratti a breve termine); tagli a salari e pensioni; aumento dell'età pensionabile; aumento delle imposte indirette; e riduzione della protezione sociale. Alcune conseguenze di questa crisi sono ancora presenti, sotto forma di calo salariale e di esplosione dei contratti precari2. Oggi, per un lavoratore spagnolo, la vita quotidiana rimane un calvario, e i lavoratori di Airbus non fanno eccezione. Lo sciopero è scoppiato a causa di rivendicazioni economiche, come riportato dal quotidiano spagnolo Publico: “_Il conflitto tra Airbus e i suoi dipendenti è iniziato con le trattative salariali, ma nelle ultime settimane si è esteso ad altri aspetti delle condizioni di lavoro. I dipendenti chiedono un aumento salariale per ripristinare il potere d'acquisto perso negli ultimi anni_ (...). _Il telelavoro è un altro importante punto di contesa. L'azienda sta valutando la possibilità di ridurre questa opzione da due giorni a uno a settimana, una decisione che i dipendenti respingono, sostenendo che modifica condizioni già concordate. I dipendenti chiedono inoltre maggiore flessibilità nella pianificazione delle ferie, il ripristino dei bonus trattenuti durante i periodi di malattia e una revisione dei meccanismi di monitoraggio dell'assenteismo_ (...). _A queste richieste si aggiungono quelle relative a miglioramenti riguardanti, tra l'altro, mense, trasporti pubblici, percorsi e orari, nonché rivendicazioni legate al carico di lavoro a Cadice e all'aggiornamento dell'inquadramento professionale. I sindacati chiedono inoltre garanzie in merito al progetto Bromo, l'operazione volta a integrare alcune attività spaziali di Airbus, Leonardo e Thales, affinché un'eventuale riorganizzazione preservi salari, anzianità, condizioni di lavoro e diritti di rappresentanza dei dipendenti interessati_”.3

La specificità di questo conflitto è che questo sciopero selvaggio ha rapidamente aggirato le principali dirigenze sindacali. Il 23 luglio, al fine di rafforzare il controllo della direzione sui lavoratori e porre fine agli scioperi iniziati il ​​1° luglio, la direzione di Airbus e i principali sindacati collaborazionisti (CCOO, SIPA e ATP)4 hanno negoziato un accordo di capitolazione, che è stato respinto dalla grande maggioranza dei lavoratori, in quanto non recepiva nessuna delle loro richieste iniziali. Per far valere le proprie rivendicazioni con l'azienda, i lavoratori hanno dato vita ad assemblee generali regolari dalla fine di agosto in poi, indipendentemente dai sindacati tradizionali, la maggior parte dei quali si è opposta alla continuazione dello sciopero e ha chiesto un immediato ritorno al lavoro. È stato quindi eletto un comitato di sciopero, composto da membri dell'UGT (socialista) e della CGT (sindacalista rivoluzionaria), nonché da lavoratori non sindacalizzati, che hanno guidato la protesta tramite canali Telegram5.

Il movimento di sciopero si è rapidamente esteso a diversi stabilimenti dell'azienda e alcuni sindacati hanno minacciato di estenderlo anche agli stabilimenti in Francia. Di fronte alla perdita di controllo da parte della borghesia e dei suoi principali sindacati, le cui proposte venivano ripetutamente respinte dai lavoratori riuniti nelle assemblee generali6, il governo socialista ha cercato di spezzare lo sciopero assumendo il ruolo di "mediatore"7. Nel linguaggio capitalista, che mira a cancellare l'antagonismo di classe, mediare significa porsi al di sopra degli interessi di entrambi i gruppi per trovare un accordo che serva l'interesse "generale". In realtà, ciò significa nient'altro che servire gli interessi della borghesia ingannando il proletariato. Questo è precisamente ciò che ha fatto il governo di sinistra di Pedro Sánchez: la direzione aziendale ha proposto un nuovo accordo, presentato come più in linea con le rivendicazioni dei lavoratori rispetto ai precedenti, ma che non affrontava comunque le principali richieste degli scioperanti. L'accordo è stato quindi nuovamente respinto dalla maggioranza dei lavoratori8.

Di fronte a queste ripetute battute d'arresto, i capitalisti hanno adottato un altro metodo: dopo la negoziazione, hanno logorato il movimento. Hanno interrotto le trattative, si sono rifiutati di cedere di un millimetro di fronte agli scioperanti e hanno firmato l'accordo nonostante la forte opposizione, con il solo obiettivo di dividere il movimento con il sostegno dei sindacati "contestatori". E questo ha evidentemente funzionato: l'UGT, partecipante allo sciopero, ha subito chiesto la ripresa del lavoro9, e poi la CGT, non essendo più possibile ottenere ulteriori concessioni dall'azienda, ha ritenuto necessario "sospendere" lo sciopero10. Sebbene il personale abbia votato a stretta maggioranza per continuare lo sciopero, il lavoro è ora ripreso nella maggior parte degli stabilimenti (Tablada a Siviglia, Illescas a Toledo, El Puerto de Santa María a Cadice e Albacete). L'estrema sinistra del capitale, con i trotskisti in prima linea, ci aveva promesso che le cose sarebbero cambiate con il sindacalismo di base, presumibilmente "combattivo" e "democratico". Come sempre, è la storia a decidere, e così è stato.

A prescindere dall'orientamento politico di una data dirigenza sindacale, a prescindere dal fatto che si presenti come apolitica e favorevole alla negoziazione o al dialogo sociale, oppure come strettamente rivoluzionaria, il sindacalismo è diventato uno strumento reazionario, incaricato di negoziare il prezzo della forza lavoro, a scapito di qualsiasi autentica azione di classe. Quando i sindacati invocano il ritorno al lavoro, non tradiscono la loro funzione; al contrario, la adempiono pienamente: quella di cane da guardia della borghesia, quella di controllo dei lavoratori al servizio della difesa degli interessi capitalistici.

Già nel dicembre del 1918, durante l'ondata rivoluzionaria in Germania, Rosa Luxemburg denunciò il ruolo decisamente controrivoluzionario dei sindacati socialdemocratici: “[I ​​sindacati] _non sono più organizzazioni operaie, ma i più saldi difensori dello Stato e della società borghese. Di conseguenza, è ovvio che la lotta per la socializzazione non può progredire senza implicare anche la lotta per la liquidazione dei sindacati. Su questo punto siamo tutti d'accordo_”11. La sinistra italiana, nella tradizione del Partito Comunista Internazionalista (PCInt) fondato nel 1943, ha ulteriormente sviluppato questa posizione: non è questa o quella organizzazione sindacale ad essere controrivoluzionaria, ma il sindacalismo stesso, a causa della sua progressiva integrazione nell'apparato statale nell'era del capitalismo monopolistico e imperialista. Così, nella nostra piattaforma del 1952 dichiarammo: “_Categoricamente il partito afferma che, nella fase attuale della dominazione totalitaria dell'imperialismo, le organizzazioni sindacali sono indispensabili all'esercizio di questa dominazione, in quanto perseguono finalità corrispondenti alle esigenze di conservazione e di guerra della classe borghese. Va perciò rigettata come falsa, la prospettiva che dette organizzazioni possano, in avvenire, avere una funzione proletaria da compiere e che il partito debba, quindi, operare una svolta e riportarsi alla concezione di conquistare dall'interno le loro leve di comando_”12. Non è più possibile riconquistare i sindacati; la rivoluzione non si farà con queste organizzazioni, ma contro di esse: questa è la lezione della storia che ogni rivoluzionario deve tenere a mente durante la lotta. Questo sciopero segna una ripresa, ancora timida e limitata a un singolo settore, della lotta proletaria in Spagna, che prima o poi risorgerà come una fenice a causa della crisi del capitale, della marcia verso la guerra e del deterioramento delle condizioni di vita e di lavoro del proletariato. Sebbene questa speranza possa ancora sembrare lontana oggi, stiamo lavorando – nei limiti delle nostre forze – per renderla realtà. Ma soprattutto, questo conflitto illustra quanto la sinistra e i sindacati costituiscano un pericolo per la classe operaia. Il sabotaggio della lotta è solo uno dei tanti misfatti di cui questi lacchè della sinistra e dei sindacati sono responsabili. La borghesia è colpevole. Il governo spagnolo, sostenuto da una parte dell'estrema sinistra e acclamato come modello da tutta la sinistra europea (compresa la cosiddetta sinistra radicale), ha perseguito una politica fortemente antiproletaria sin dal suo insediamento, una politica che non ha eguali rispetto a quella dei suoi predecessori. Consideriamo le prove:

Nel primo trimestre del 2025, i salari reali erano ancora inferiori del 4,2% rispetto al livello del primo trimestre del 202113. Il salario reale mediano nel 2022 era pressoché identico a quello del 2008, con una diminuzione di circa lo 0,5% nel periodo14.

La riforma del lavoro del 2012, adottata dal governo conservatore, è stata in gran parte mantenuta, così come la riforma pensionistica del 2011 che ha innalzato l'età pensionabile a 67 anni.

Il lavoro precario rimane onnipresente nel mercato del lavoro15.

Centinaia di migliaia di lavoratori svolgono straordinari non retribuiti16.

Durante lo sciopero dei metalmeccanici di Cadice del 2021, il governo ha schierato la polizia antisommossa per reprimere la protesta, arrestando diversi scioperanti17.

Un quarto della popolazione spagnola è ancora a rischio di povertà o esclusione sociale18.

Questo è il risultato della politica perseguita dalle due principali federazioni sindacali, CCOO e UGT, che hanno costantemente cercato di negoziare con il governo e di sostituire le azioni di classe con "dialogo sociale", "concertazione" e altre sciocchezze simili. Queste organizzazioni sono caratterizzate da una lunga storia di collaborazione di classe, avendo sostenuto tutte le peggiori politiche anti-lavoratori dal ritorno alla democrazia19. Il governo e i sindacati sono pronti a tutto pur di impedire una ripresa della lotta di classe. Questa politica di concertazione è stata scossa dallo sciopero selvaggio di Airbus, ma solo parzialmente. In effetti, questa lotta presenta notevoli limiti: una parte della classe lavoratrice crede ancora nell'organizzazione sindacale quando questa afferma di rappresentare la base e finge di opporsi al capitalismo; la lotta si è diffusa lungo linee corporativiste, prendendo di mira altri reparti all'interno dell'azienda, anziché estendersi a diversi settori dell'economia o alle aziende subappaltatrici. Una lotta isolata dagli altri settori della classe operaia, incentrata su rivendicazioni puramente corporativiste, è destinata alla sconfitta: la forza del proletariato risiede, al contrario, nell'affermazione della propria unità e indipendenza di classe.

La sconfitta dello sciopero dell'Airbus, con il ritorno al lavoro imposto dai sindacati di base, dimostra il vicolo cieco della strategia dello sciopero settoriale. Come durante gli "anni selvaggi" degli anni '60 e '70, i lavoratori dovranno tornare ai loro metodi di lotta di classe: la formazione di comitati di sciopero e assemblee generali indipendenti e autonomi; lotta aperta contro i sindacati e i partiti borghesi, sia di destra che di sinistra, che cercheranno di incanalare e controllare il movimento; lo sciopero deve essere esteso geograficamente ad altre imprese e la lotta deve essere generalizzata a tutti i settori. Solo attraverso questi mezzi il proletariato, guidato dal proprio partito di classe, potrà finalmente liberarsi dalle catene dell'oppressione e dello sfruttamento capitalista. Per garantire che questi episodi di lotta non siano meramente effimeri e che inizi una nuova fase rivoluzionaria, è essenziale che tutti coloro che comprendono la traiettoria del capitalismo e la sua crisi insolubile si uniscano per dimostrare che questo sistema non ha futuro e che la classe operaia deve organizzarsi all'interno del suo partito di classe, il partito internazionale di domani.

Xav

Groupe Révolutionnaire Internationaliste

15/09/2026

1Los seis primeros meses de 2026 han superado ya en huelgas cualquier año completo desde 2012 e CCOO firma rebajas salariales en grandes cadenas como Zara o Primark

2Lost in recessions: youth employment and earnings in Spain - PMC

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4La Confederazione sindacale delle commissioni operaie, o CCOO, è un sindacato stalinista vicino al PCE; gli altri due sindacati sono sindacati corporativi.

5Los trabajadores de Airbus, un ejemplo de lucha contra la tiranía de la multinacional: las asambleas guían la huelga indefinida e Airbus Espagne : "une grève historique qui part des travailleurs" : comment un groupe Telegram a pris le pas sur les syndicats

6La plantilla de Airbus rechaza de forma masiva suspender la huelga indefinida ; AIRBUS. El 81% de los trabajadores vota seguir adelante con la huelga (CC.OO y UGT desarmados) – Insurgente. Tu diario de contrainformación e Los trabajadores de Airbus deciden mantener la huelga indefinida con un 81% de votos a favor

7El Gobierno muestra su preocupación por la huelga en Airbus y no descarta mediar | El Correo

8Airbus y los sindicatos logran un preacuerdo para poner fin a la huelga tras la mediación del Ministerio de Industria El acuerdo entre empresa y sindicatos no satisface a los trabajadores: la plantilla de Airbus mantiene la huelga | lavozdelsur.es

9UGT plantea suspender varios días la huelga en Airbus para dar "un margen" a la empresa | Sociedad | Cadena SER

10El Comité de Huelga de Airbus decide "pausar" los paros porque la empresa no mejorará la última propuesta Los sindicatos de Airbus piden "pausar" la huelga

11Rosa Luxemburg al congresso di fondazione del KPD. Citato da Prudhommeaux, "Spartacus e la Comune di Berlino 1918-19", "Spartacus", p. 55

12https://www.leftcom.org/it/articles/2022-11-20/piattaforma-del-partito-…

13https://www.oecd.org/en/publications/oecd-employment-outlook-2025-count…

14 ttps://www.oecd.org/en/publications/2025/07/oecd-employment-outlook-2025_5345f…

15 hÉvolutions récentes de la législation sur la protection de l’emploi : lutter contre le dualisme du marché du travail en harmonisant et en renforçant la réglementation : Perspectives de l'emploi de l'OCDE 2026 | OCDE

16CC.OO. denuncia las 2,5 millones de horas extra no pagadas en 2025

17UP y Más País ven "represión" en la detención de huelguistas en Cádiz y señalan a Interior: "Son tanquetas en diferido"

18Nota de Prensa: Encuesta de Condiciones de Vida (ECV). Año 2025. Resultados definitivos.

19Full article: Adapting to the market: leftist ideological justifications of liberal economic policies, 1977–1986 rosaiglesias,+Socio_Trabajo_97_2020_001_012 (2).pdf

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