La scuola di Valditara, lo sappiamo, è caratterizzata da un’assenza totale di sviluppi nel campo della didattica. La riforma non è uno strumento adoperato per il miglioramento qualitativo dell’istruzione italiana, si tratta di piegare ulteriormente la scuola pubblica alle esigenze dei padroni del nostro paese.

Questo Valditara non l’ha mai nascosto, dal giorno del suo insediamento non si fa altro che parlare di un adattamento della scuola alle esigenze del mercato del lavoro. Leggiamo più specificatamente le parole di Valditara pubblicate dal ministero dell’istruzione e del merito:

"L’Italia è il secondo Paese manifatturiero in Europa: secondo i dati Unioncamere Excelsior, dalla meccatronica all’informatica serviranno da qui al 2027 almeno 508mila addetti, ma Confindustria calcola che il 48% di questi sarà di difficile reperimento. A settembre 2023 questo dato ha già raggiunto quota 48% (+ 5 punti rispetto al 43% di un anno fa, nel 2019 era il 33%). ll disegno di legge approvato oggi ha l’obiettivo di trasformare questi numeri allarmanti in una grande opportunità per i nostri giovani."

Questa è stata la premessa di Valditara nel giorno dell’approvazione del disegno di legge. Non c’era modo più limpido per smascherare la natura capitalista, in quanto ramo dello stato borghese, dell’istruzione pubblica e delle sue leggi. La premessa è ancora più sconcertante di fronte ai dati registrati dal rapporto INVALSI dell’anno 2024 per le scuole secondarie di II grado, dove nella prova di italiano: «si nota un significativo calo del risultato medio nazionale da inizio pandemia (-9 punti tra il 2019 e il 2024)» inoltre «Disaggregando il dato medio nazionale per macro-aree geografiche, nel Nord Ovest e nel Nord Est si conta una quota più ampia di chi raggiunge i traguardi previsti, all’opposto il Sud e Isole.»

La risposta del governo padronale ad una situazione sempre più cupa per gli studenti, caratterizzata da disuguaglianze tra nord e sud, licei e istituti tecnici-professionali, strutture fatiscenti, learning gap a seguito della pandemia, caro libri e chi più ne ha più ne metta, è una sola: dare ai futuri operai/salariati l’opportunità di essere più adatti a tappare i buchi della crisi dei profitti, anche perché, a tappare i buchi nelle aule non ci penserà nessuno.

Un altro punto su cui Valditara ha voluto mettere tanta enfasi è quello del voto di condotta: «la riforma del voto in condotta responsabilizza i ragazzi e restituisce autorevolezza ai docenti. Prosegue con atti concreti il nostro percorso di ricostruzione di una scuola che dia valide opportunità ai nostri giovani, valorizzi i territori e offra competenze di qualità alle imprese». La visione del governo è chiara, si tratta di rendere (ancora di più) la scuola un’istituzione che sotto tutti gli aspetti si metta al servizio delle esigenze dei capitalisti per formare lavoratori sempre più precari e sfruttati. Tutto ciò corrisponde benissimo al quadro della crisi del ciclo di accumulazione che vive il modo capitalistico di produrre - da gran tempo nella sua fase imperialista - e, soprattutto, al ruolo che riveste la forza-lavoro. Senza travestimento, il ministro Valditara afferma che la riforma degli istituti tecnici e professionali ha la funzione di fornire questa mano d’opera specializzata (specificatamente rappresentata dai dati di Confindustria riportati dal ministro) preparata al meglio alla spremitura di cui la borghesia necessita per rafforzare il propulsore del processo di produzione capitalistico, che è la produzione di plusvalore.

La riforma del voto di condotta mette in risalto un altro aspetto della visione del governo Meloni, ovvero l’avviamento a questa società tramite l’assegnazione netta di punizioni e umiliazioni (parola per altro esplicitamente usata dal ministro tempo fa) contro qualsiasi studente che agisca in maniera non conforme a questo modello di scuola. Non è una novità e non dovrebbe stupirci, la scuola pubblica ancora una volta si riconferma, tremendamente, come luogo preparatorio alle relazioni sociali di stampo capitalista.

Tra le principali novità introdotte dalla riforma si legge: «La qualità del percorso d’istruzione dei ragazzi è garantita con una maggiore interazione con il mondo del lavoro e la presenza di esperti provenienti dalle imprese per coprire competenze che non sono presenti tra i docenti.» Per immergere sin da subito i ragazzi nel mondo dello sfruttamento, la riforma garantisce la presenza di manager e specialisti aziendali presenti per tutta la durata del percorso didattico. In pratica si ha una vera e propria sovrapposizione tra vita scolastica e vita lavorativa, dove i padroni possono infiltrarsi direttamente nelle cattedre e impartire, durante le ore di scuola, le “competenze che non sono presenti tra i docenti”.

Come se tutto ciò non bastasse, tra le novità abbiamo l’istituzione dei “campus”: strutture che dovranno collegare gli istituti tecnici e professionali, ITS Academy e i centri di formazione professionale. In pratica si vuole creare un’unica filiera per la formazione tecnica dove un’ulteriore porzione del tempo che si dovrebbe spendere fra i banchi, viene speso per confinare i percorsi didattici ad una conoscenza professionale molto specifica e limitata alle richieste delle aziende del territorio, in cui gli studenti dovranno svolgere centinaia di ore di lavoro non pagato a partire dal secondo anno di scuola. Abbandonati da qualsiasi altra “offerta formativa” (guarda caso, linguaggio tipicamente mercantile...), gli studenti dei tecnici e dei professionali, con in mano soltanto migliaia di ore di alternanza scuola-lavoro accumulate e con enormi parti del loro percorso didattico svolte ai fini di realizzare i traguardi formativi indicati dalle imprese “partner”, diventeranno più ricattabili al lavoro precario e sempre più sfruttato.

Un’altra novità infatti è la riduzione del percorso scolastico da 5 a 4 anni: comprimendo i tempi dell’istruzione, lo stato riesce a risparmiarne i costi. Un ulteriore taglio alla scuola che finirà nei flussi di denaro pubblico destinati alle spese militari e al riarmo imperialista.

Con l’istituzione del percorso quadriennale, inoltre, saranno anticipati i tempi di consegna di centinaia di migliaia di neo-lavoratori alle imprese, che, grazie alla riforma, non dovranno affrontare importanti spese per la formazione di forza-lavoro specializzata.

La riforma non è un risultato politico delle destre di governo. La riforma, come abbiamo visto, risponde alle istanze della crisi del capitale. Le sue radici legislative risalgono al 2015 con la “Buona Scuola” del governo di centro-sinistra, dove l’alternanza-scuola lavoro divenne obbligatoria, ponendo gli stessi obiettivi della riforma attuale. Destra o sinistra la storia è sempre la stessa, lo stato borghese e i suoi settori politico-partitici rimangono emanazioni del sistema capitalistico.

Le morti di giovanissimi studenti di 16-18 anni avvenute durante le ore di alternanza scuola-lavoro, accadute negli ultimi anni, hanno portato alla mobilitazione di migliaia di studenti, più che altro nelle grandi città, che chiedevano l’abolizione assoluta dei PCTO [Percorsi per le Competenze Trasversali e l'Orientamento]. Nessuna di queste mobilitazioni, in nessuna delle città dove le piazze si sono riempite, ha dato inizio a percorsi continui di lotta contro la riforma, alternanza e tagli all’istruzione. Le proteste di fatto non appartenevano a nessun movimento spontaneo fra gli studenti di qualsiasi istituto, bensì questo movimento si è sviluppato sulla base di manifestazioni chiamate da studenti organizzati nelle varie realtà appartenenti alla sinistra del capitale. A seguito delle manifestazioni infatti si è vista soltanto l’azione di gruppo dei vari collettivi autonomi/transfemministi, degli stalinisti, dei sindacati studenteschi e così via. Tutto ciò è andato ad esaurirsi a partire dal 7 ottobre 2023, momento in cui la sinistra del capitale fra gli studenti concentrò tutte le proprie forze nel movimento campista pro-palestinese.

In quest’ultimo anno scolastico noi studenti abbiamo già vissuto le prime novità di questa riforma, gli studenti dei tecnici-informatici in primis. La risposta più efficace di tutti noi studenti appartenenti alla classe operaia e di tutti gli studenti a cui non va bene lo stato attuale di cose è una sola: organizzarsi ai fini di costruire l’avanguardia rivoluzionaria di tutto il proletariato. Solo così, unendo le nostre forze nella lotta organizzata, presupponendo la linea rivoluzionaria marxista all’azione politica, possiamo portare avanti la lotta concreta contro il capitale e la sua crisi, contro l’imperialismo e le sue guerre, per attuare il superamento rivoluzionario di questa società

-- DL

== Fonti:

https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2024/Rilevazioni_Nazionali/Rap…

https://www.mim.gov.it/-/istruzione-tecnica-e-professionale-la-riforma-…

https://www.mim.gov.it/-/scuola-approvata-riforma-dell-istruzione-tecni…

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